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Un autunno 2013 all’insegna della volatilità : Investimenti e trading online - 25/04/2018

Un autunno 2013 all’insegna della volatilità

Un periodo cruciale. È quello che gli investitori devono attendersi fino al termine del mese di ottobre, complici eventi importanti che potrebbero portare un po’ di volatilità sui mercati finanziari e pressione sugli indici, ma che riteniamo si trasformeranno a breve in catalyst positivi.

I mercati stanno attraversando un momento di transizione: dopo essere stati guidati prevalentemente da liquidità e premio per il rischio, ora il focus sta ritornando sui fondamentali.

In particolare, da inizio anno si sente molto parlare di great rotation, ma noi pensiamo che si stia assistendo a tre tipologie di rotazione: dalle obbligazioni alle azioni (Great Rotation, propriamente detta); nell’ambito dei mercati azionari, dai paesi emergenti alle economie mature (Region Rotation); dai settori difensivi a quelli ciclici (Sector Rotation).

Il primo appuntamento su cui in questo periodo si è maggiormente focalizzata l’attenzione degli investitori è stato il meeting della Banca Centrale Americana del 17 e 18 settembre, in occasione del quale Ben Bernanke, contro le aspettative della maggior parte degli osservatori economici, ha comunicato che la Fed non è ancora pronta al ‘tapering’ (ovvero la riduzione dell’intensità della politica espansiva avviata da 5 anni) e pertanto per il momento nessun cambiamento nel programma di acquisto dei bond, con la conferma di 85 miliardi di dollari al mese.

La Fed ha spiegato che preferisce attendere di avere ulteriori e più convincenti riscontri che la ripresa dell’economia sia solida e reale prima di dare il via a una riduzione degli aiuti, in ogni caso potrebbe cominciare a ridurre gli acquisti di bond entro la fine del 2013.

La Fed ha, perciò, rivisto le stime di crescita sul Pil: nel 2013 si prevede un incremento tra il 2% e il 2,3% (a giugno si parlava tra il 2,3% e il 2,6%) e nel 2014 in espansione tra il 2,9% e il 3,1% (prima tra il 3% e il 3,5%). Recuperano terreno, però, le previsioni sul tasso di disoccupazione, indicato tra il 7,1% e il 7,3% per quest’anno (tra il 7,2% e il 7,3% a giugno) e tra il 6,4% e il 6,8% nel 2014. Il secondo evento è costituito dalle elezioni tedesche del 22 settembre, quando in Germania i cittadini saranno chiamati alle urne per rinnovare il Parlamento federale ed eleggere il nuovo Cancelliere.

Al momento il consenso è per una riconferma della coalizione guidata da Angela Merkel, ma nelle ultime settimane sono sorte perplessità circa le dimensioni del vantaggio – dal momento che in base ai sondaggi sulle intenzioni degli elettori, la percentuale degli indecisi risulta ora pari al 40% – e il peso relativo dei partiti.

All’interno dell’Europa va considerato un altro fattore di incertezza che vede protagonista in queste settimane la politica interna italiana per effetto dell’attesa sulla decadenza nei confronti del Senatore ed ex premier Silvio Berlusconi e delle possibili ripercussioni sulla solidità del governo, guidato da Enrico Letta. Ma questi elementi di rischio che riguardano l’Eurozona sono accompagnati da un quadro macroeconomico che mostra finalmente segnali di miglioramento, con cui si spiega anche la sostanziale sovraperformance dei mercati azionari europei.

Inoltre, nell’ultimo periodo hanno inciso anche i timori per il possibile conflitto in Siria e le tensioni in questo paese, anche se allo stato attuale Usa e Russia sembrano avere trovato un’intesa.

In ogni caso, la storia degli ultimi decenni insegna che le tensioni e l’avversione al rischio di solito anticipano l’eventuale decisione nei confronti di una campagna militare, dopo di che le perdite tendono a rientrare. Piuttosto, il vero fattore di rischio potrebbe essere il forte rialzo del prezzo del petrolio, che se protratto nel tempo, avrebbe un sensibile impatto depressivo su consumi e sui margini aziendali.

Infine, non va trascurato l’impatto positivo che potrebbe avere per i mercati e per l’economia globale l’annuncio, atteso a breve, dell’avvio della ‘terza freccia’, da parte del premier Shinzo Abe per far crescere la competitività del Giappone: la prima consisteva nella leva monetaria, la seconda in quella fiscale e per finire le indispensabili riforme strutturali. Si tratta delle cosiddette tre ‘frecce’ dell’Abenomics, la politica economica che Abe ha inaugurato al momento della sua rielezione lo scorso dicembre per rilanciare l’economia del paese. Se esportazioni e consumi hanno visto un incremento e l’economia dà segni di crescita, il nuovo corso inaugurato dall’Abenomics, guardata con interesse da alcuni e con scetticismo da altri, deve ancora dare prova della sua efficacia.

Infine, a ottobre, potrebbe arrivare anche un ampliamento della politica già accomodante della Banca Centrale Giappone (BoJ).

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